In memoria di Franco Sartori
(discorso commemorativo del Presidente della Soms)
Porgo il mio personale benvenuto e quello della Società
Operaia di Mutuo Soccorso Lodovico Boschieri alla Signora Raffaella
Sartori, al figlio, ai parenti, agli amici e colleghi di Franco Sartori,
al Sindaco, ai Presidenti Onorari della SOMS, alle rappresentanze di
tante associazioni comunali qui presenti, alle Consorelle ed a voi tutti,
cari amici, per aver voluto essere presenti a questa commemorazione.
Oggi Crocetta del Montello ricorda il suo concittadino Franco con una
cerimonia che vuole essere l’omaggio ad una grande personalità
del mondo della cultura e affida la sua memoria ad una pietra scolpita,
con la riconoscenza nei confronti di un amico. Infatti Franco Sartori
per noi Crocettani era soprattutto un amico. Quelli della sua generazione
li conosceva per nome, quelli più giovani erano da lui prontamente
identificati, dopo alcune domande di rito, quasi un piccolo esame. Quando
nel 1949, si trasferì a Padova per gli impegni universitari,
egli portò con sé il ricordo della sua terra d’origine,
della sua Crocetta, il paese della sirena e delle campane, come lo definì
in occasione del centenario della costituzione del Comune, chiamato
a tenere il discorso celebrativo.
In questi tempi, nei tempi dell’era digitale, talmente sofisticata
e precisa in cui, ahimé, un numero o una combinazione di numeri
identifica tutto e tutti, ci domandiamo se abbia senso affidare la memoria
di un uomo ad una pietra. Le informazioni su di noi, sulla nostra storia
saranno affidate ad archivi magnetici, ma, vedete, alle mie spalle,
c’è un altro marmo una lapide che la SOMS pose in ricordo
dei soci caduti nella prima guerra mondiale. Chi di noi ricorderebbe
quei nomi se non fossero lì incisi? Vi leggiamo sotto, anno 1922,
lo stesso anno in cui Franco nasceva a Crocetta Trevigiana. Morte e
vita in un continuo rincorrersi, in un viaggio che, per qualcuno finisce
e per altri comincia.
Anche il padre di Franco, Arturo Sartori, trasferendosi a Crocetta intraprendeva
un viaggio, di pochi chilometri, anch’egli richiamato qui dalla
grande fabbrica, il Canapificio, con qualifica di capotecnico e la sua
prima residenza, fu alla Stazione Tranviaria n. 8. C’era una costruzione,
ma il tram da queste parti avrebbe cominciato il suo servizio due anni
dopo. Si concludeva in quegli anni una stagione chiamata Belle Epoque
ed un giro in tram, per diletto, ne potrebbe essere un’immagine.
La guerra mondiale metteva a dura prova il paese e il Canapificio, e,
quando nel 1919 la fabbrica riprese l’attività, il contributo
di Sartori fu tale da guadagnare la promozione a vice-direttore, col
diritto di abitare la casa destinata a tale carica, al n. 13 di quella
che diventerà Viale Antonini. Il senso del dovere, l’attaccamento
al lavoro sono l’eredità paterna e, dal padre sempre, Franco
accoglie l’invito di occuparsi della SOMS e della scuola di disegno
per arti e mestieri che subiva i contraccolpi delle guerre. Nel 1948
viene eletto Presidente e così, mentre inizia la sua brillante
carriera universitaria, si deve occupare di questa scuola in gravi difficoltà
economiche. Dalla lettura di alcuni documenti d’archivio affiora
il suo stile, imperniato a serietà, rigore e metodo. Solo con
questi presupposti otterrà tutti quei riconoscimenti nel mondo
scientifico di cui vi darà un cenno il Presidente dell’Istituto
Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, Prof. Leopoldo Mazzarolli, che ci
onora della sua presenza.
Da buon professore, avendo a cuore le sorti della scuola di disegno,
capisce le istanze degli insegnanti, solo tre, ed, in accordo con il
Consiglio direttivo, concede loro l’aumento della retribuzione
oraria, avvertendoli che, qualora la situazione finanziaria non lo consentisse,
questi aumenti potrebbero essere revocati: si trattava di considerevoli
adeguamenti da 200 a 250 lire all’ora. Lo capirono gli insegnati
e si dichiararono con lui d’accordo, nello spirito di solidarietà,
tipico del “mutuo soccorso”. Franco amava scrivere.
Leggo ancora altra lettera: “Egregio Signor Consigliere, con mio
vivo rammarico ho notato che Lei non è sempre intervenuto alle
riunioni del Consiglio della Soc. Operaia. Capisco che Lei ha molte
occupazioni e cure che La distolgono anche di sera, o di domenica da
ogni altra attività. Tuttavia Le sarei molto grato se potesse
rinunciare, nelle rare occasioni in cui si raduna il Consiglio, a qualche
sua personale faccenda per dare alla Società l’apporto
del Suo consiglio e della Sua esperienza. Confido quindi di vederLa
senz’altro presente nelle prossime occasioni. Qualora però
Lei non si sentisse in grado di presenziare almeno alle sedute del Collegio
dei Sindaci, La pregherei con tutta amicizia e cordialità di
voler rassegnare le sue dimissioni.” Gli impegni vanno rispettati.
Da notare che Franco Sartori è già residente a Padova
e non è tanto agevole per lui raggiungere Crocetta per occuparsi
dell’attività della Società Operaia.
Personalmente conobbi Franco nel 2000, in occasione dei 90 anni della
SOMS e fui subito conquistato dalla sua schiettezza. Lui mi fece capire
il grande patrimonio che si celava dietro questa vetusta istituzione
e che, in un certo senso, era la storia del nostro Paese. Di lui conservo
alcune “cartoline postali”, dense di sentimenti e di incoraggiamenti
per continuare l’opera di questo sodalizio. Oggi tocca a me parlare
di lui ma io sono solo il portavoce dell’intero Consiglio che
ha voluto questa giornata e questa commemorazione. Noi celebriamo la
festa annuale e ritorniamo in questo edificio dopo i pregevoli lavori
di restauro. In questa sede e con la collaborazione dell’amministrazione
comunale, abbiamo voluto un segno a perenne memoria di Franco Sartori.
Egli che di Crocetta parlava nelle accademie di Grecia e Croazia come
in quelle del mondo austro-tedesco, egli che di Crocetta ha sempre seguito
le sorti con personale interessamento nei confronti dei suoi amici,
appuntando anniversari tristi e lieti nella sua agenda, facendosi sentire
con una telefonata o con due righe soprattutto nei momenti impegnativi
della vita, egli, idealmente, ritrova in questo luogo le mura della
casa paterna. Da oggi infatti questa sala sarà intitolata a FRANCO
SARTORI ed il suo sguardo che andremo a scoprire tra poco, ripropostoci
dallo scalpello del maestro Franco Fiabane, sarà rivolto per
sempre alla sua amata terra.
Forsan et haec olim meminisse iuvabit.
“Forse un giorno la memoria di questi avvenimenti ci sarà
gradita”. Enea esortava così i suoi compagni nell’affrontare
le avversità della sorte.
Consentitemi di rivolgermi a tutti voi con l’augurio di un lungo
cammino nelle vie della fratellanza e solidarietà, porgendo a
ciascuno di voi la calorosa stretta di mano, simbolo della nostra unione.
Tiziano Biasi - 2 aprile 2006
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