Storia di Lodovico parte I

Storia di Lodovico parte II

Storia di Lodovico parte III

Lodovico Sante Boschieri,

quinto di dodici fratelli, nasce "alla Crocetta" in Comune di Cornuda il 21 marzo 1841, da Jacopo e Francesca Dall'Armi. Inizia gli studi in loco, continua a Treviso presso il Seminario e quindi è liceale a Padova, dove pensa di iscriversi anche all'Università .
E' un periodo tormentato In Italia ed in tutta l'Europa, divisa dalla diplomazia dei sovrani dopo la caduta dell'astro Napoleone. Moti ed insurrezioni un po' dovunque si erano concretizzati nelle guerre di indipendenza e nel 1859 la situazione è di nuovo in fermento. Le istanze di libertà dei popoli trovano terreno fertile nell'ambiente studentesco e nel giovane Lodovico; con il patriottismo, cresce il desiderio di avventura.
Senza preventivo consenso dei genitori e sulla spinta entusiastica del fratello maggiore Domenico che, per sfuggire alla leva austriaca (otto anni) si era arruolato nell'esercito sabaudo, Lodovico, volontario, si porta a Parma e viene inquadrato in un reparto militare.
Da qui passa in Lombardia e quindi in Piemonte. Avendo appreso della imminente partenza di Garibaldi per il Meridione, cerca di raggiungerlo, ma non gli riesce di entrare tra la schiera dei mitici Mille. Parte successivamente, sempre via mare, da Genova e raggiunge a Napoli nel settembre 1860 il grosso dell'esercito garibaldino, accolto entusiasticamente dalle locali popolazioni. Dopo la vittoriosa battaglia del Volturno, l'esercito si dirige verso Capua ed è in questa località che Lodovico Boschieri, coinvolto in un conflitto a fuoco, viene gravemente ferito alla testa. Ciò gli procura la perdita dell'occhio sinistro.
Salvato miracolosamente viene ricoverato all'Ospedale di S. Maria Capua Vetere, dove avrà la visita del fratello Memi, anch'egli rocambolescamente arrivato nel Meridione.
Il 26 ottobre 1860 Garibaldi saluta Vittorio Emanuele II, introdottosi all'ultimo istante nella Campagna del Sud, come primo re d'Italia.
Lodovico mantiene frequenti rapporti epistolari con la famiglia per avere notizie di casa e del suo paese, ma soprattutto per ricevere puntualmente il denaro che gli serve.
Il nonno di Lodovico aveva prestato una consistente somma di denaro al Conte d'Onigo, il quale non era stato in grado di onorare i suoi impegni. I Boschieri furono messi a dura prova. Per la generosità nei confronti dell'amico, avevano contratto un debito a loro volta e quindi non potevano sempre inviare al figlio i denari che egli richiedeva. Va anche detto che Lodovico, d'animo generoso, non rifiutava aiuti agli amici e spesso si trovava squattrinato.
Decide di riprendere gli studi abbandonati a Padova, confidando nell'indulgenza dei professori, vista la sua condizione di soldato ferito.
Il 15 dicembre 1860, comunica ai genitori di aver sostenuto con buon profitto l'esame di ottava (licenza liceale) a Napoli e la sua intenzione di iscriversi alla facoltà di Giurisprudenza presso la locale Università.
Lascia la Reale Casa per gli Invalidi della Guerra di Indipendenza di Sorrento e si stabilisce a Pavia, dove continua la carriera universitaria. Da Pavia si trasferisce ad Asti, in un Istituto per invalidi garibaldini, dove può contare su ulteriori cure alla sua ferita ed avviare la pratica per l'ottenimento della pensione di invalido di guerra.
Il 21 febbraio 1863 gli viene concessa la pensione ed il sollievo economico sarà notevole.
Dall'Università di Pisa dove era stato costretto ad iscriversi, passa a Bologna e, con rinnovato impegno, consegue il 22 dicembre 1864 la sospirata laurea.
E' motivo d'orgoglio per i suoi famigliari, ma i problemi non sono finiti. La professione di avvocato richiede lungo tirocinio: comincia il praticantato nello Studio Filippi di Bologna.
Riemergono problemi di salute sempre a causa di quella ferita e neppure l'impianto di un occhio artificiale lenirà i dolori che, periodicamente, lo tormenteranno.
Nonostante gli impegni per la preparazione alla sua professione egli sente nuovamente il richiamo del vecchio Generale Garibaldi che si appresta a dar man forte all'esercito d'Italia per l'annessione del Veneto. La terza guerra d'Indipendenza è uno sfacelo per le truppe italiane, sconfitte per terra e per mare. L'alleata Prussia negozia l'armistizio con l'Austria, proprio mentre Garibaldi, raccogliendo oltre 40.000 volontari, dà una sonora lezione al nemico nei pressi di Bezzecca (Trento).
Con loro c'è anche Lodovico, invalido di guerra, giubilato per la sua ferita, ma sempre ardimentoso e pronto a correre per la libertà d'Italia; (in questo caso si tratta del suo Veneto).
"Obbedisco" il sintetico telegramma di Garibaldi al Generale Lamarmora che lo induce a sospendere le ostilità e a ritirarsi a Caprera.
Lodovico torna a Bologna a continuare la pratica di avvocato e scrive alla famiglia che, se i genitori l'avessero voluto, sarebbe rientrato a casa.
Perché non ritornare immediatamente a casa, visto che il Veneto era ormai Italia?
A Bologna ha conosciuto una ragazza, Virginia Gardi e se n'è innamorato.
Qualche tempo dopo lo ritroviamo a casa con la Gardi, divenuta sua moglie, e nel 1870 è ad Oderzo che fa pratica in Pretura.
L'avventura di Lodovico patriota finisce qui, con l'inizio della carriera professionale di avvocato.
Oggi, lo ricordiamo per la sua impresa personale, la costituzione del nuovo Comune di Crocetta Trevigiana, attraverso la separazione della frazioni di Ciano e Nogarè dal Comune di Cornuda.
La sua indole non può estraniarlo dagli affari pubblici e ben presto lo ritroviamo Sindaco a Cornuda (1890). Il Padre Jacopo l'aveva preceduto e poi come consigliere si era ritirato per gli scherni subìti da alcuni Cornudesi tendenti a snobbare lui ed altri suoi amici, rappresentanti comunali delle frazioni di Ciano e Nogarè.
Nel frattempo la realizzazione del Canapificio Veneto (1882) ha attirato parecchia gente proveniente non solo dai Comuni limitrofi e l'amministrazione ha costruito diversi edifici da adibire ad abitazione per i dipendenti. Grande in quel momento lo sviluppo: ci sono le case per gli operai e le ville per i dirigenti, una vera e propria cittadella operaia, singolare esempio di urbanizzazione.
Lodovico intravede quindi la possibilità di costituire con questo agglomerato urbano e le frazioni di Ciano e Nogarè una nuova entità amministrativa. Può contare su alcuni amici, sul Cav. Andrea Antonini, Presidente del Canapificio e sulla raccolta delle firme della popolazione.
Ci vogliono due anni di preparazione per questo evento, finalmente il REGIO DECRETO l° maggio 1902 n. 146 sancisce "... le frazioni di Nogarè e Ciano sono staccate dal Comune di Cornuda e costituite in Comune autonomo a partire dal I° giugno 1902..."
Lodovico diventa il primo Sindaco fino al 20 agosto 1909, giorno della sua morte.
Ricordiamo la sua opera attraverso una lettera della nipote Francesca (Checchina):

"...precorreva i tempi, perciò iniziatore di belle istituzioni e sapeva convincere anche i restii, così sorsero il Consorzio Agrario Prealpino e la Banca Popolare a Montebelluna.
Alieno dal far debiti, soleva dire che chi ha la facilità di contrarli si abitua a vivere più o meno con quello degli altri, ma se le circostanze lo imponevano vi si decideva con la sicurezza del saggio, che li affronta consapevole di poterli pagare. Amministrando con coscienza e limitando spese non necessarie, così convinse i consiglieri comunali , la maggior parte contrarij, all'acquisto dal Demanio del bosco Fagarè (provvidenza del nostro Comune), alla costruzione dell'acquedotto dopo i due primi casi di tifo, all'ampliamento del cimitero di Ciano e a quello nuovo di Nogarè, all'erezione delle scuole di S. Mama, di Nogarè e Crocetta, all'erezione del Lazzaretto e del Macello, e al tronco stradale Ponte de' Romani - Ciano, e a quello di Belvedere a Fornace di Ciano..."

La morte improvvisa interrompe la sua attività e le due lire e 25 centesimi che gli vengono trovate in tasca testimoniano, ancora una volta , la sua generosità; il giorno prima ne aveva 50: "...era felice quando poteva sollevare o col denaro o con il consiglio..." 
Forse non aveva ancora riscosso la pensione di guerra del mese di agosto.
Grande è il vuoto lasciato dalla sua scomparsa e tempi difficili aspettano il nuovo Comune di Crocetta Trevigiana.